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È stato recentemente presentato a Roma, all’Urban Center, il primo dei Quaderni della città che cambia: “La prospettiva dell'urbanistica di genere a Roma. Come orientare lo sviluppo della città verso accessibilità, partecipazione, sicurezza e inclusione”.

Ma che cos’è nel concreto l’urbanistica di genere e quali sono i principi su cui si fonda? Ce ne parla Elena Andreoni, raccontandoci anche alcune esperienze già consolidate e altre in itinere.

L’urbanistica di genere si fonda in primo luogo sul riconoscere che la qualità dello spazio urbano, la sua accessibilità, la sua sicurezza e la sua capacità di generare relazioni non sono mai neutre, ma rispondono a vissuti e bisogni differenti. Integrare la prospettiva di genere nelle politiche urbane vuol dire lavorare per una città realmente inclusiva, che tenga in considerazione i bisogni e le necessità di tutte e di tutti e che rappresenti con criteri di equità i diversi soggetti nello spazio pubblico, anche per ciò che attiene, ad esempio, alla toponomastica.

Questo significa che l’urbanistica tradizionale assume come soggetto implicito sulla base del quale progettare gli spazi un adulto, maschio, motorizzato, che effettua un solo spostamento casa–lavoro. In realtà una raccolta di dati disaggregati per genere unita all’osservazione delle pratiche quotidiane mostra che le donne fanno più spostamenti brevi e concatenati (cura, scuola, spesa), usano di più trasporto pubblico e percorsi pedonali, sono più esposte al tema della sicurezza e del tempo.

L'urbanistica di genere ci invita a leggere la città attraverso il pluralismo delle identità, delle età, delle condizioni socio-economiche, dei ruoli di cura di tutte le diverse soggettività che vivono e usano la città

Vienna è considerata una città chiave per l’urbanistica femminista perché è il primo grande contesto urbano europeo ad aver trasformato le istanze del femminismo e del pensiero di genere in politiche urbane: questo la rende caso pioniere di “fair shared city”, cioè città equamente condivisa. Fin dagli anni ’90 infatti la città assume il gender mainstreaming come strategia ufficiale di governo urbano per integrare il punto di vista di genere in tutte le fasi della pianificazione: analisi, progetto, attuazione e valutazione. I primi opassi sono stati la creazione del Frauenbüro (Ufficio delle Donne) e, successivamente, di un Ufficio di coordinamento interdipartimentale per il genere.

Ad oggi resta un punto di riferimento fondamentale, pur nella consapevolezza della necessità di integrare quanto sperimento a Vienna, con un’ottica intersezionale ossia attenta anche ad altri fattori come classe, migrazione, età.

In Italia l’urbanistica di genere è in una fase di avvio avanzato sul piano culturale e della ricerca, ma ancora discontinua e fragile sul piano istituzionale e attuativo. Mentre il dibattito è sempre più presente e vivo, l’integrazione della tematica dal punto di vista procedurale e amministrativo è ancora da costruire. Bologna è, ad oggi, il caso italiano più avanzato: ha prodotto un Atlante di Genere https://www.comune.bologna.it/informazioni/atlante-genere-citta-femminista con dati su mobilità, sicurezza, accesso ai servizi, usa lo sguardo di genere per orientare investimenti urbani, integra l’approccio nelle politiche climatiche e di rigenerazione urbana. Anche Milano ha prodotto un suo Atlante di genere, con mappature su sicurezza, uso dello spazio, simbolico urbano, ma il salto da ricerca a norma non appare ancora del tutto compiuto.

A Roma i primi passi sono già stati fatti. Lo studio fatto dal prof. Fiasco, in collaborazione con Risorse per Roma, sulla sicurezza urbana, ha infatti offerto la prima occasione di ragionare in termini non securitari ma sistemici sulla relazione tra morfologia urbana e sicurezza, anche in un’ottica di genere.

La collaborazione con Human Foundation, dopo più di un anno di lavoro, ha portato alla realizzazione del primo dei Quaderni della città che cambia: “La prospettiva dell'urbanistica di genere a Roma. Come orientare lo sviluppo della città verso accessibilità, partecipazione, sicurezza e inclusione”. https://www.comune.roma.it/web/it/attivita-progetto/urbanistica-di-genere.page

Questo Quaderno si inserisce pienamente in tale processo. Si tratta di uno strumento pensato per promuovere un cambiamento culturale nell'amministrazione e per fornire indirizzi operativi: un cambiamento che riconosca il valore delle esperienze quotidiane, dei tempi di vita e dei diversi modi di abitare e attraversare Roma. Ci ricorda che progettare una città capace di rispondere alle esigenze delle donne significa costruire una città più giusta, più fruibile, più inclusiva per tutte e per tutti. La tematica è strettamente legata alla prossimità, alla sicurezza e si configura come una chiave per promuovere pari opportunità, rafforzare la prossimità dei servizi, migliorare la sicurezza e favorire la partecipazione attiva delle comunità. I principali interventi sullo spazio pubblico riguardano illuminazione e visibilità, marciapiedi più larghi e continui, panchine, servizi di prossimità, sicurezza percepita, non solo statistica.

La prima sperimentazione operativa, grazie alla collaborazione con C40 Cities, riguarda il quartiere di Spinaceto, nel quale attraverso l’urbanistica tattica e il diretto coinvolgimento della comunità locale, si promuove una progettazione attenta ai bisogni di tutt3. https://www.comune.roma.it/web/it/attivita-progetto/frutta-di-comunita-spinaceto-a-colori.page

Roma sta vivendo una stagione di trasformazioni profonde: il rinnovamento degli spazi pubblici, la rigenerazione urbana, nuovi progetti strategici, interventi di manutenzione sui quartieri e sulle periferie. Rendere questi processi sensibili al genere significa garantire che tali cambiamenti generino benessere, equità e qualità della vita reale.

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